Tra la fine dell’agosto e i primi di settembre del 1553, Pier Paolo Vergerio venne indirettamente coinvolto in un caso diplomatico che coinvolse la Santa Sede e la Repubblica di Venezia. I doganieri di porta San Giovanni, a Brescia, il 21 agosto fermarono Bartolomeo Silvio da Chiavenna, messo del duca del Württemberg, che viaggiava in compagnia di Aurelio Vergerio (nipote del vescovo), che portava con sé, oltre a documenti ufficiali destinati al Senato veneto, alcune lettere e documenti di Pier Paolo Vergerio e due libri per la duchessa di Ferrara. Aurelio riuscì a darsi alla fuga, mentre il chiavennate rimase in carcere. Il Consiglio dei X, che rifiutò la richiesta del duca imperiale di scarcerare il minorita Baldo Lupetino, tuttavia deliberò di lasciar andare il messo perché ritenuto “molto inetto”. Dall’ambasciatore a Roma, invece, giunse la notizia che il papa riteneva comunque pericoloso quel Bartolomeo da Chiavenna, perché, dopo aver letto le lettere a firma del vescovo Vergerio, era giunto in Italia per compiere “qualche cativo officio”. Malgrado le rimostranze romane, i Capi del Consiglio dei X deliberarono di lasciar andare il messo del duca, con una diplomatica lettera di scuse.

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La polemica vede il vescovo Pier Paolo Vergerio (con lo pseudonimo di “Atanasio”) scagliarsi contro il vescovo di Brescia, il cardinale Durante Duranti, accusato di essere il mandante dell’arresto del messo ducale e del sequestro dei libri che portava con sé. Il Vergerio, fin dall’introduzione del pamphlet, denuncia la ferocia del Duranti, il quale avrebbe mandato i suoi preti “mescolati tra’ zaffi, i quali l’avevano per spia”, con il preciso ordine di assalire il messo e di strappargli la “bolgetta [= bisaccia] dove erano i literi” (p. 8)\nL’accusa, che tuttavia non trova alcun fondamento – se non nella corrispondenza epistolare che il Duranti ebbe, a proposito di questi fatti, con il Grechetto e il Farnese – fu il pretesto per il Vergerio per scagliarsi contro “questa poltronaglia… un ignorantone… roffiano, o portator dell’urina et della merda fuor della camera di papa Paolo III, idest d’un Antichristo” (p. 10). \nLa polemica si sposta, alla fine del libretto, contro la gerarchia ecclesiastica nel suo complesso, contro la quale il Vergerio auspica possa essere sterminata “col fiato dello Spirito”, mentre illumini e protegga i veri perseguitati per il Vangelo (p. 14).

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Vincenzo Vozza (25-06-2018)
Del cardinal Durante, che ha posto in priggione un ambasciador di uno di maggiori principi dell’Imperio . Polet500 - Polemiche Letterarie del Cinquecento. Ururi, Al segno di Fileta. ISBN: 9788832173000; DOI: 10.5281/zenodo.881970.
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