Se si pensava che a Pier Paolo Vergerio potessero sfuggire aspri commenti ad una delle più importanti opere odeporiche del Cinquecento, si era certamente in errore.

Pubblicata per la prima volta a Bologna nel 1550, la “Descrittione di tutta Italia nella quale si contiene il sito di essa, l'origine et le Signorie delle Città et delle Castella”, fu l'opera più importante del domenicano Leandro Alberti, inquisitore della città bolognese. Basandosi sull'Italia illustrata dell'umanista Flavio Biondo, l'Alberti si propose di ampliare ed aggiornare le fonti, non solo utilizzando documenti provenienti dalla letteratura (a volte, con scarsi risultati nel merito e nell'attendibilità), ma soprattutto ricorrendo alla propria memoria, dal momento che tra il 1525-1530 fu predicatore itinerante del proprio ordine, girando così per la Penisola.

Il Vergerio contestò al frate (ormai morto da due anni) le "solenni buggie et falsità\" riguardanti alcune mete di pellegrinaggio italiane, \"da tutto il papato narrate, tenute, difese et lodate per vere, per catholice et sante\": tra queste, in particolare, la Santa Casa della Madonna a Loreto, il miracolo eucaristico di Bolsena e il santuario di san Michele Arcangelo nel Gargano.

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La polemica, postuma, contro il “best seller” del genere storico-letterario “Descrittione di tutta l’Italia” di fra Leandro Alberti, venne pubblicata sotto lo pseudonimo di Atanasio, e si struttura in due sezioni: nella prima, il Vergerio fa menzione del decreto conciliare della seconda sessione (1546) con il quale si proibiva la stampa dei libri senza il nullaosta degli ordinari. Partendo da questo assunto, egli sostiene invece che il papato abbia concesso la pubblicazione di un libro “di solenni et impiissime falsità”, nel quale si permette la diffusione delle “feccie, anzi, veleni de superstitioni et idolatrie”, rappresentate dai luoghi di pellegrinaggio e devozione, difese dal papato con indulgenze e privilegi. \nDel libro, egli sconfessa con il medesimo schema narrativo (glossando il testo dell’Alberti con i propri commenti) i loci ritenuti più rappresentativi: il santuario di Loreto (Descr., c. 252); le reliquie di santa Cristina da Bolsena (Descr., c. 63); le stimmate di santa Caterina da Siena (Descr., c. 53); la santità di san Francesco (Descr., c. 81); l’immagine miracolosa di san Domenico a Bologna (Descr., c. 164); il santuario della Regina Coeli (Descr., c. 242); il santuario di san Michele Arcangelo al Gargano (Descr., c. 223); il “monte di Cristo” (Descr., c. 157); lo schiaffo di Anagni (Descr., c. 130); un lago infernale (Descr., c. 51); la reliquia della cintola di Maria (Descr., c. 38); il prodigio di Cassino (Descr. c. 244).\nIl Vergerio, di tutta la Descrittione dell’Alberti, è pur vero che sceglie e commenta – come inguaribile sarcasmo – non solo i fatti appartenenti alla cultura popolare, ma approfitta di questa “vulnerabilità” del testo per dimostrare che questo era stato licenziato dallo stesso papa Giulio III, con tanto di privilegio.

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Vincenzo Vozza (25-06-2018)
Polemica Vergerio - Alberti . Polet500 - Polemiche Letterarie del Cinquecento. Ururi, Al segno di Fileta. ISBN: 9788832173000; DOI: 10.5281/zenodo.881970.
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