La querelle tra Pietro Pomponazzi (1462-1525), Agostino Nifo (1470 ca. -1538) e Ambrogio Fiandino (1467 ca.-1532) ebbe inizio nel 1516 quando il primo fece pubblicare a Bologna il suo Tractatus de immortalite animae. In esso il filosofo affermava, sulla base della lettura di Aristotele, che per l’anima fosse impossibile vivere se non a stretto contatto con il corpo; di conseguenza non si poteva dimostrare la sua immortalità.

L’opera fece enorme scalpore tanto da essere bruciata pubblicamente a Venezia e, come normale che fosse, vide numerosi interventi contro l’opera di Pomponazzi che cercò di porre rimedio con la sua Apologia, nella quale venne presentata in forma anonima il primo libro del De immortalitate animae libri II di Gasparo Contarini a cui, Pomponazzi, aveva inviato in precedenza copia del suo Tractatus per richiederne un parere. Gli interventi più noti contro Pomponazzi furono quello di Agostino Nifo e quello di Ambrogio Fiandino.

Il primo intervenne nella polemica su esplicita richiesta del secondo e di papa Leone X e pubblicò il suo Tractatus de immortalite animae che respingeva la teoria mortalistica dell’anima di Pomponazzi ed evidenziava i limiti esegetici dell’avversario sia nella lettura di Aristotele sia nei confronti della filosofia platonica che nell’opera di Pomponazzi, secondo il Nifo, non era stata presa in adeguata considerazione. L’entrata in campo di Nifo infiammò ulteriormente la polemica sull’argomento e già nel 1521 il Libellus fu ristampato con la sola aggiunta al frontespizio di un «adversus Pomponatium», mentre «adversus Augustinum Niphum» Pomponazzi indirizzò, nel 1519, il suo Defensorium, implicito riconoscimento del valore del suo avversario, all''interno del quale pubblicò, in aggiunta, anche le Solutiones rationum animi mortalitatem probantium di Crisostomo Iavelli, anche quest''ultimo polemico nei confronti delle ipotesi avanzate da Pmponazzi. Ambrogio Fiandino, invece, aveva già in un primo momento, in qualità di vescovo di Mantova, attaccato, ma senza menzionarlo direttamente, il Pomponazzi che a lui indirizzò un’epistola nel quale dichiarava la propria ortodossia nell’esegesi aristotelica; il Fiandino tuttavia non rispose.

Poco tempo dopo, sempre su iniziativa del Pomponazzi, si incontrarono a Mantova per dirimere una volta per tutte la questione, ma il Fiandino continuò a sostenere di non aver voluto, nei suoi discorsi, intervenire contro Pomponazzi. Tuttavia, nel 1519, pubblicò il suo De animorum immortalitate contra assertorem mortalitatis proprio contro il Pomponazzi.

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Federica Congedo (02-02-2017)
Polemica Pomponazzi-Nifo-Fiandino . Polet500 - Polemiche Letterarie del Cinquecento. Ururi, Al segno di Fileta. ISBN: 9788832173000; DOI: 10.5281/zenodo.881970.
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