Nicolò Franco (Benevento 1515- Roma 1570) è stato riconosciuto come uno dei più noti plagiari del Cinquecento. In ordine cronologico, il primo caso riguarda il suo Tempio d’Amore (Venezia 1536), poemetto in ottave di natura amorosa dedicato ad Argentina Rangone.

Si tratta di un clamoroso esempio di furto letterario: il vero autore del componimento, infatti, fu Jacopo Campanile (Napoli 1500-1536), detto il “Capanio” e a servizio della duchessa di Francavilla Costanza d’Avolos, del quale non ci sono pervenute altre informazioni biografiche. L’autore napoletano compose un poemetto dal titolo Opera nuova nomata Vero Tempio de Amore, raccolta di stanze celebrative di alcune dame, pubblicata anch’essa nel 1536 ad Alife. Come rileva Benedetto Croce, il poemetto fu composto verosimilmente intorno al 1520 e di questo esisteva una circolazione manoscritta, di cui il XIII. G, 42 della Biblioteca Nazionale di Napoli è un esemplare. Non si può escludere che Franco entrò in possesso di una di queste copie durante il suo soggiorno napoletano (compreso tra il 1531 e 1536). Raggiunta Venezia - probabilmente con l’intenzione di presentarsi come poeta allo scenario letterario lagunare - Franco sostituì i nomi delle donne napoletane con nomi di donne veneziane, intervenne su alcune stanze e modificò alcuni elementi topografici. La collazione tra i due testi, tuttavia, mostra con evidenza l’operazione di plagio passivo condotta dal beneventano, che ripropose un testo sostanzialmente identico, senza costituire un’opera nuova.

Nel contesto veneziano dell’epoca pare che nessuno si accorse del furto di Franco al punto che Domenichini nell’opera La nobiltà delle donne (Venezia 1551) loda, in riferimento al Tempio, l’autore beneventino come esempio di poesia celebrativa (c. 261v). Il primo ad accorgersi del plagio fu Carlo Simiani, che denunciò l’operazione con la pubblicazione di un articolo su Rassegna critica della letteratura italiana (1900).

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Martina Dal Cengio (02-05-2017)
Plagio letterario Franco – Campanile . Polet500 - Polemiche Letterarie del Cinquecento. Ururi, Al segno di Fileta. ISBN: 9788832173000; DOI: 10.5281/zenodo.881970.
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