Durante il soggiorno pisano e la frequentazione dell’ambiente fiorentino, Agostino Nifo (1470 ca. - 1538) sviluppa uno spiccato interesse per il tema delle caratteristiche del principato e di chi lo regge. Questo campo d’indagine si inserisce nella tradizione degli specula principum, genere letterario che conosce una notevole fortuna a partire dalla seconda metà del Quattrocento e che ha tra i suoi principali esponenti Bartolomeo Sacchi, detto il Platina (De vero principe, 1481 ca.), Giuniano Majo (De majestate, 1492 ca.), Francesco Patrizi (De regno, 1494 ca.) e Giovanni Pontano (De principe liber, 1503 ca.). \nNel 1521 Nifo pubblica le sue riflessioni sulle virtù del principe nel Libellus de his quae ab optimis principibus agenda sunt. Il volumetto viene stampato da Giunti e si ipotizza che proprio presso quell’officina editoriale, negli anni tra il 1519 e il 1522, Nifo venga in possesso di una copia del manoscritto ancora inedito del Principe di Niccolò Machiavelli (1469 - 1527). \nAllo stato attuale delle ricerche non è possibile stabilire quali siano i rapporti tra Nifo e Machiavelli: in quello stesso periodo entrambi hanno legami con la cerchia medicea, ma frequentano anche le officine giuntine per seguire l’iter di pubblicazione di alcune loro opere (Nifo il Libellus de his quae ab optimis principibus agenda sunt e Machiavelli l’Arte della guerra). Non vi sono però testimonianze che provano una loro conoscenza diretta e non si sono potute ricostruire nemmeno le modalità mediante cui Nifo riesca ad avere una copia del Principe. Si segnala inoltre l’ipotesi avanzata da Paul Larivaille che, analizzando la struttura del trattato di Nifo, sostiene che il manoscritto machiavelliano visionato dal filosofo sia diverso da quello poi pubblicato. Il De regnandi peritia infatti viene ultimato a Sessa il 3 ottobre del 1522 e stampato a Napoli il 26 marzo 1523, cioè nove anni prima del Principe, composto tra il 1513 e il 1514, ma edito solo nel 1532. \nNifo sceglie il latino come lingua del suo scritto e si rifà al Principe, attuando una sorta di plagio o piuttosto una riscrittura del testo machiavelliano sia in chiave ideologica che terminologica. Le teorie di Machiavelli vengono rivisitate alla luce delle convinzioni del filosofo campano: nel De regnandi peritia si assiste ad una netta predominanza dei ragionamenti astratti rispetto alla predilezione per gli esempi e i casi concreti presentati nel Principe. Le materie trattate da Machiavelli vengono reinterpretate da Nifo alla luce della sua filosofia in ambito politico, che prevede un’impostazione di stampo peripatetico con la contrapposizione tra due fronti opposti: bene comune e interesse personale, virtù e vizi dei reggenti, esempi positivi e negativi nell’amministrazione degli stati. In tale ottica si inserisce anche la dicotomia tra il principe e il tiranno, uno dei punti cardine della tesi sostenuta da Nifo, che viene poi ripresa e ulteriormente puntualizzata nel Libellus de rege et tyranno, pubblicato nel gennaio del 1526, ultimo tassello della riflessione nifana sulle forme di governo.

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Gloria Camesasca (01-07-2018)
Plagio o rimaneggiamento nel De regnandi peritia di Agostino Nifo . Polet500 - Polemiche Letterarie del Cinquecento. Ururi, Al segno di Fileta. ISBN: 9788832173000; DOI: 10.5281/zenodo.881970.
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