L'origine della querelle non è semplice da rintracciare, ma a un certo punto Brocardo scrisse dei sonetti contro Bembo, mascherando quest'ultimo sotto lo pseudonimo di Titiro, e nascondendo sé stesso dietro il senhal di Alcippo. Venne coinvolto subito anche l'amico Bernardo Tasso, che – nonostante tutto – sembrò voler piuttosto provare a comporre la lite.

Bembo non scese mai a dare una risposta diretta alle polemiche, Brocardo vivente: al suo posto scese in campo Pietro Aretino, desideroso – più che di difendere la linea di pensiero di Bembo – di accaparrarsi le simpatie e le protezioni del futuro Cardinale.

Aretino rispose ai sonetti rivolti contro Bembo/Titiro (scritti dal Brocardo, col probabile ausilio di amici e simpatizzanti della sua fazione). La diatriba letteraria assunse un tono di polemica personale, con due fazioni contrapposte: da una parte Bembo e Aretino, dall'altra Brocardo, Tasso, Berni, e i gli abati Cornari. In fase di polemica, Brocardo fu più volte – direttamente e mediante allusioni – tacciato di essere ebreo. Non ci sono documenti, però, che leghino il giovane Antonio al mondo giudaico, né come fedele, né come simpatizzante.

Ma la polemica Bembo/Brocardo, però, ha probabilmente avuto ragioni più profonde e ideologiche di semplici divergenze di opinioni in materia retorica: Bembo non dimostra mai simpatia per la cerchia di amici del Brocardo, arrivando a denigrare il vicecollaterale di Padova solo perché in passato era stato amico del giovane Antonio (in realtà, per quella stessa carica, il futuro Cardinale aveva raccomandato tale Gaspare degli Obizzi), con riferimenti amari anche nei confronti degli abati Cornari.

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Antonello Fabio Caterino (12-11-2016)
Polemica Bembo-Brocardo . Polet500 - Polemiche Letterarie del Cinquecento. Ururi, Al segno di Fileta. ISBN: 9788832173000; DOI: 10.5281/zenodo.881970.
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